Visualizzazione post con etichetta Friûl outside. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Friûl outside. Mostra tutti i post

lunedì 24 febbraio 2014

Uno strudel speciale: con zucca candita e noci speziate


Io ADORO lo strudel. L’ho scoperto qui in Friuli, ed è stato amore al primo assaggio. 
Il primo di una luuunga serie di assaggi, chiaro, la mia folta schiera di adipociti può dimostrarlo, se fate silenzio potete udire un coro di milioni di vocine unte che dicono “strudel! strudel!” e di contro le mie povere fibrocellule muscolari, sempre INEVITABILMENTE in minoranza, ma sempre combattive, che dicono “si ok, strudel, abbiamo capito, ma a patto che lo usi come carburante per una bella corsetta!”
E così è andata, ogni tanto anche i buoni vincono! :D
Per la mia special edition dello strudel dopo luuuunghi rimuginamenti seguiti da lunghe indecisioni, seguite da altri rimuginamenti (“ma la versione originale è già perfetta! E poi oh, c’è pochissima frutta in questo periodo! Pere? Mmmh, non ho voglia di pere. Kiwi? Mmmh, non si prestano. Arance? Ancora meno. Mmmh! E che fine hanno fatto i kumquat?!”) ho deciso di puntare sui dettagli. Non ho stravolto la sfoglia, non ho stravolto il ripieno. Ho solo cambiato dei dettagli: zucca candita al posto dell’uvetta, noci speziate e croccanti al posto dei pinoli, sfoglia caramellata per una croccantezza extra e un po’ di sprint con la salsa. Tre dettagli, ed è comunque un altro strudel. Un altro strudel buonissimo :)

Per la sfoglia: (ricetta di lasagnapazza come da regolamento)
150 g di farina 00
100 ml di acqua
1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva
1 pizzico di sale

Per il ripieno:
4 mele golden (800g lordi)
50g burro
40g pangrattato
40g zucchero di canna muscovado
30g gherigli di noci
2 cucchiaini di miele
½ cm di bacca di pepe lungo grattugiata
1 cucchiaino di cannella
La scorza grattugiata di ½ limone non trattato

Per caramellare la sfoglia e per la finitura:
Zucchero a velo in abbondanza

Per il coulis di zucca, limone & zenzero:
200g polpa di zucca delica
100ml sciroppo al limone(*)
1 cm di zenzero

(*): ovvero lo sciroppo che ho ottenuto facendo le scorze di limone candite! Se non avete candito recentemente ovviate al problema facendo bollire 50ml d’acqua insieme a 50g di zucchero e le scorzette di un limone per almeno 30’.


Il coulis di zucca, limone e zenzero: versare lo sciroppo in un pentolino, aggiungere la zucca tagliata a cubettini e portare a bollore. Far cuocere a fuoco basso, coperto, per una decina di minuti, o finché la zucca sarà morbidissima. Pelare lo zenzero, grattugiarlo e raccoglierne la polpa in una garzina, quindi strizzare bene il tutto, raccogliendo il succo nel pentolino con la zucca. Passare tutto al minipimer et volià! Se desiderate una consistenza più fluida, aggiungete un po’ di sciroppo.
               
La sfoglia: Scaldare l’acqua, deve essere abbastanza calda ma non bollente. Setacciare la farina in un recipiente, aggiungere il sale e l’olio e versare a mano a mano l’acqua calda mescolando. Quando la farina avrà assorbito tutta l’acqua, togliere l’impasto dal recipiente e cominciare a lavorarlo con le mani su una spianatoia per un paio di minuti, fino ad ottenere un impasto morbido, quasi appiccicoso ma che comunque non resta attaccato alla spianatoia o alle dita. Mettere l’impasto a riposare, coperto da un panno umido o da una pellicola, per circa mezz’ora.

Il ripieno: spezzettare grossolanamente le noci, versarci sopra il miele e il pepe lungo. Mescolarle bene in modo che siano uniformemente condite, sparpagliarle su una teglia coperta da carta forno e cuocere a 160°C per 15’, finchè saranno leggermente dorate. Far raffreddare e tenere da parte. Tagliare i pezzi di zucca candita in cubettini di circa ½ cm di lato e tenere da parte.
Sbucciare le mele, tagliarle in quarti, eliminare il torsolo e affettarle finemente (massimo 3mm) con la mandolina. 
Sciogliere in un pentolino 25g di burro e friggerci il pangrattato.
In una ciotolina unire lo zucchero, la cannella e la scorza grattugiata del limone, mescolare bene con la punta delle dita finchè il tutto avrà la consistenza della sabbia bagnata e sarà profumatissimo :)

Here we go: Stendere la pasta su un canovaccio infarinato, iniziando con il mattarello. Tirare la pasta il più sottile possibile, continuando a lavorarla anche con il dorso e le nocche delle mani, allargandola in tutte le direzioni, fino a ottenere una sfoglia a velo, molto ampia e quasi trasparente.
Spennellare la sfoglia il restante burro fuso (tenendone da parte un po’), poi cospargerla con il pangrattato fritto. Distribuirvi sopra le mele a fettine (lasciando un buon margine libero su tutti i lati),poi le noci e i canditi di zucca e infine lo zucchero/scorze/cannella. 

Ripiegare i bordi dei pasta sul ripieno per contenerlo più facilmente quindi, aiutandosi con il canovaccio, arrotolare lo strudel. Disporre lo strudel su una teglia foderata di carta forno, spennellarlo con un altro po’ di burro fuso e infornare a 190°C per 40’ circa, finché sarà leggermente dorato. Farlo raffreddare del tutto.

Caramellizzazione: cospargere la superficie dello strudel con abbondante zucchero a velo, fino a formare uno straterello. Rimettere in forno caldo a 250°C per pochi minuti, sorvegliando attentamente: da caramellato a bruciato il passo è breve!

Gnammy: Far raffreddare nuovamente e cospargere con altro zucchero a velo.  
Servire a fette, accompagnato da un po’ di coulis di zucca :)

Questa è, ovviamente, la mia proposta per l'edizione n°36 dell'MTC!

lunedì 18 novembre 2013

Ribolla e castagne, al cucchiaio!


La ribolla, questa deliziosa sconosciuta.
Ebbene, la Ribolla Gialla, come un sacco di gente sa, è un vitigno autoctono del Friuli, da cui si produce un vino bianco buonissimo.
Ma quello che forse un sacco di gente non sa è che per “Ribolla”, in particolare a Novembre, si intende anche un quasi vino: non è più solo mosto, ma non è ancora vino perché non è completamente fermentato. Non è mosto e non è vino, ma è già buonissimo: con un sapore particolare che non è “solo dolce”, e un aspetto un po’ torbido, di un bellissimo giallo. Dovrebbe essere ottenuto dal vitigno Ribolla (che se no, che ce l’ha a fare questo nome?!), ma non sempre è così, e quando non è così, viene chiamato semplicemente “vino nuovo”.  
Se già non ve ne siete innamorati, aggiungo che si accompagna benissimo alle castagne, in particolare alle caldarroste: il loro è un matrimonio perfetto, senza una crepa, di quelli che “vissero felici e contenti for ever and ever”.
Io, in caso non si fosse capito, ne vado a dir poco matta, e non appena iniziano a spuntare le castagne sui banchi degli ortofrutta e i cartelli “è arrivata la ribolla!” nelle osterie io esco di ciribiricoccola. Stalkero i rivenditori di vini per accaparrarmi la ribolla, affumico la casa a furia di caldarroste e ovviamente staziono a lungo nelle migliori osterie di Udine (altro che i peggiori bar di Caracas!).  

Poi ci sono gli appuntamenti fissi con le sagre di castagne della zona, tipo quella di Valle di Soffumbergo, santocielo quanto è bella! In un minuscolo borgo in mezzo ai boschi, che ogni volta che ci metto piede fantastico di vincere al superenalotto (cosa molto probabile, soprattutto non avendo mai giocato una schedina! :P) e comprare una mini casetta lì, un maxi cane e un mini gatto e vivere solo di coccole, castagne e ribolla;
E quella di Via Cussignacco a Udine?! Chi se la perde! Tutta la sagra è solo qualche panca, cartocci di castagne e bicchieri di ribolla che rallegrano una viuzza. La prima volta che ci sono stata ero in compagnia di un moretto niente male, e chi l’avrebbe detto che quattro anni dopo ci sarei tornata, sempre con lo stesso moretto, sempre niente male…! :)
e dopo osterie e sagre, già che ci sono, mi sogno dolcetti al cucchiaio che celebrino, esaltino e onorino questa meravigliosa unione, questo trionfo d’autunno! Morbidi e delicati, ma senza ingredienti ingombranti, niente che eclissi questo abbinamento così riuscito.
Ed eccoli qui, i miei dolcetti preferiti di questo autunno :)


Per quattro persone

Per la crema al mascarpone e castagne:
1 uovo
100g mascarpone
15g (un cucchiaio) di zucchero
100g castagne private della buccia esterna

Per la gelée di ribolla:
150ml di ribolla
15g (un cucchiaio) di miele
5g gelatina in fogli

Per la finitura:
4 dischetti di pandispagna di 7 cm di diametro, alti ½ cm (*)
Ribolla qb
100g caldarroste


(*) Io uso spesso il pandispagna per fare dolcetti al cucchiaio, quindi solitamente ne faccio una teglia, lo taglio a fette e quello che non uso al momento lo conservo in freezer, ben chiuso in sacchetti di plastica. Non solo si conserva molto bene per un sacco di tempo, evitando così inutili sprechi, ma da congelato è anche più facile da tagliare! Per farlo ho usato la ricetta di Montersino, prima o poi gli dedicherò lo spazio che merita in un post tutto suo, fino ad allora:
Per due tortiere di 18 cm
250 g uova intere 
175 g zucchero semolato
150 g farina 00
50 g fecola di patate
1 bacca di vaniglia

Montare le uova intere con zucchero e vaniglia, fino ad ottenere un composto spumoso e chiaro. Aggiungere pian piano la farina setacciata insieme alla fecola di patate, miscelando il tutto delicatamente dal basso verso l'alto con una spatola di gomma. Versare subito il composto ottenuto negli stampi imburrati ed infarinati e cuocere in forno a 190 C per 20 minuti circa.


La crema al mascarpone e castagne: privare le castagne della buccia esterna e lessarle per circa 15’, o finché saranno morbide. Eliminare la pellicina e schiacciarle con lo schiacciapatate. Lasciar raffreddare.
Separare il tuorlo dall’albume. Con l’albume preparare una meringa: iniziare a montare l’albume, quando sarà raddoppiato di volume aggiungere lo zucchero e continuare a montare finché il composto sarà raddoppiato ulteriormente e apparirà lucido e sodo. A parte sbattere il tuorlo, aggiungere il mascarpone e la purea di castagne ormai fredda, mescolare bene con una spatola, in modo da avere un composto omogeno. Unire la meringa al composto di tuorli-castagne-mascarpone, mescolando con una spatola dall’alto verso il basso, per evitare che smonti. Tenere al fresco.

Le caldarroste: incidere le castagne e arrostirle nell’apposita padella coi buchi sopra le braci ardenti o sul gas della cucina, mescolando spesso, finché le bucce saranno uniformemente bruciacchiate e le castagne cotte. Sbucciarle e lasciarle intiepidire (resistendo alla tentazione di mangiarle! :P). Tagliare le caldarroste a pezzi grossolani, tenendone da parte quattro per la decorazione.

La gelée di ribolla: mettere a bagno la gelatina in acqua fredda per una decina di minuti. In un pentolino scaldare il miele, quindi aggiungere la gelatina strizzata e mescolare finché si sarà sciolta. Togliere dal fuoco, aggiungere la ribolla e mescolare bene. Far riposare finché non inizierà a ispessirsi, quindi assemblare il dolce.

Assemblaggio: inzuppare un disco di pan di Spagna nella ribolla (non nella gelée!) e disporlo sul fondo di un bicchierino. Aiutandosi con una sac à poche, disporci sopra un generoso strato di crema, poi fare uno strato di gelée di ribolla, che a questo punto dovrà avere la consistenza simile a quella dell'albume. Far riposare in frigo per circa mezz’ora, in modo che la gelée si rapprenda per bene. Completare con dei pezzetti di caldarrosta e un altro strato di crema.  Decorare ogni bicchierino con una caldarrosta intera e un cuoricino di pandispagna ricavato dai ritagli (anch’esso inzuppato nella ribolla). Conservare i bicchierini in frigo, coperti con della pellicola, per almeno un’ora, perché si rassodino bene. Tirare fuori dal frigo una mezzoretta prima di servire, con della ribolla, chiaro! ;)


Questa è niente popò di meno che....la mia proposta per l'mtc di questo mese :)

lunedì 11 novembre 2013

Fregola con porcini & guanciale


Ovvero quando la fregola incontra il Friuli, anzi, il Friulano.
Il friulano in questione, che poi è il mio friulano preferito (addirittura preferito al Friulano ex-tocai, pensate un po’…!), quando ha assaggiato la fregola per la prima volta, nella sua versione classicissima, con le arselle, è uscito di zucca: tutto un  ‘CHEBBBBUONA’, ‘ma com’è che non l’hai mai fatta prima?! Cioè…! È TROPPOBBBUONA!”
E io, tutta piena di sardo orgoglio, di ritorno dall'ultimo rimpatrio gli ho portato un po' della preziosa pasta dall'isoletta.
E così un bel giorno, il frut mi ha fatto la fregola, in versione autunnale, con i porcini secchi e il guanciale (la grandula, anzi, che anche quella era un Souvenir sardo ;) ). 
I boschi del Friuli e nello stesso piatto il sole della Sardegna che bacia il grano e già che c’è bacia anche le guance dei porcelli. Uno spettacolo.
Ed è così che sono uscita di zucca io: ‘CHEBBBBUONA’, ‘ma com’è che non l’hai mai fatta prima?! Cioè…! È TROPPOBBBUONA!” :)
Ah, l’amour!

Per due porzioni:
2 tazzine da caffè di fregola (160g)
Una fettina spessa di guanciale (50g)
Due pugni di porcini secchi
Un cucchiaio di olio EVO
Prezzemolo
Uno spicchio d’aglio
800ml di brodo di carne
Pecorino stagionato
Sale & pepe

Far rinvenire i funghi in abbondante acqua tiepida per almeno un’ora. Strizzarli leggermente e tritarli grossolanamente.

In una pentola scaldare un cucchiaio di olio EVO e rosolarci uno spicchietto d’aglio tritato insieme ai gambi di prezzemolo. Aggiungere il guanciale tagliato a striscioline e rosolarlo bene. Aggiungere i funghi e far andare per qualche minuto, quindi aggiungere la fregola, mescolare e versare il brodo caldo.  Cuocere la fregola a fuoco medio, mescolando spesso, per 15’ circa (a seconda della grana della fregola i tempi di cottura cambiano, ma la prova assaggio non mente ;) ). Regolare di sale e pepe. Portare a cottura e servire ben caldo, con una manciata di prezzemolo tritato e una spolverata di pecorino. Gustare con un buon taj di neri! :)

mercoledì 12 dicembre 2012

Lo strudel DEFINITIVO.



Da quando abito in Friuli, e soprattutto da quando l'ho mangiato in Austria la prima volta, tra me e mr Apfelstrudel è stato grande amore. E anche infiniti tentativi di riprodurlo a casa, con mille mila fiaschi.
La prima volta ho pensato che 'stendere sottilmente la pasta' e stendere la pasta a mezzo cm di spessore non fossero due cose poi così diverse. Quella volta nessuno mi aveva ancora detto che dev'essere davvero taaanto sottile e che esiste un proverbio austriaco per cui, infilando sotto la pasta una lettera d'ammore bisogna riuscire a leggerne le parole. (Ora io, tanto per non sbagliare, la prova la faccio! Ci infilo sotto il primo pezzo di carta scarabocchiato che trovo, che di solito è la lista della spesa. E di solito c'è la parola 'zucca'. Se non è amore questo!). Quindi la vostra giovane inesperta bucciola, ””stende”” la pasta, ci mette le mele (chiedendosi 'chi sarà mai quel pirlone che pensa di far stare 1kg di mele in così poca pasta”), l'uvetta e i pinoli e chiude a portafogli, bella lì. Facile come bere un bicchier d'acqua! E bòn come il vino 'tal chjarton!'.
La seconda volta 'ah ma dunque la pasta dev'essere sottile!' mi metto d'impegno e tiro ben bene la pasta, metto le mele, l'uvetta e pinoli, arrotolo lo strudel, incrocio le dita e inforno. Al momento dell'assaggio, tutta emozionata (e molto pericolosamente armata) taglio e... un lago di acquetta di mele invade il piatto. Non so com' è che non ho fatto harakiri, ammettendo con onore la sconfitta.
Giunti all'ennesimo, triste fallimento, una mia amica mi svela un trucchetto: una spolverata di pangrattato sulla pasta assorbe l'eccesso di umidità delle mele. Io penso “GENIO!” e ci riprovo. Stendo la pasta e metto una spolverata di pangrattato. Memore del lago della volta precedente metto anche una seconda spolverata. Poi siccome spolverare pangrattato è divertente ne metto anche una terza. Troppo pangrattato. Ed ecco a voi il pangrattaten strudel, fratellino ritardato del apfel strudel. Ormai disillusa getto la spugna. Ma non l'orgoglio. 'sicuramente non mi viene perché sono troppo sarda. Non c'è altra spiegazione'.
Dopo oltre un anno dall'ultimo tentativo un amico canta le lodi dello strudel della sua ragazza. Alla fine dell' elogio, con un molto convincente 'chiedi a lei no?! Dio bon!” la speranza si riaccende. Bucciola si trasforma in una reporter d'assalto ed è sul punto di assalire la sfortunata ragazza con un milione di domande pungenti e incalzanti quando...eccola lì, la ragazza 'dallo strudel buonissimo', che mima come 'stendere un pochino' un rotolo di pasta brisée. Mancava solo un 'i miei bambini ne vanno matti!' e avrei creduto di parlare con la Benedetta nazionale. Ormai ero rassegnata al fatto che quello fosse l'ultimo chiodo sulla cassa da morto dello strudel by Buccia. Ma poi è arrivato il numero di novembre 2011 della cucina Italiana :)
Dalla seconda volta che l'ho fatto con questa ricetta (perché alla prima ero incredula: 'magari è solo 'na botta de culo'), ormai un anno fa, questa è LA ricetta. Ho ricevuto addirittura i complimenti da una carnica e ho ancora il petto gonfio come un tacchino, quando ci penso! :P




Per due strudel (o un unico, megagigantesco strudelone) :
Per la sfoglia:
300g farina
50g burro morbido
1 cucchiaino di zucchero
1 pizzico di sale
1 uovo
acqua tiepida qb


Per il ripieno:
1kg di mele (v. note)
100g burro
80g pangrattato
60g zucchero
1 limone
1 arancio
35g pinoli
50g uva sultanina
1 cucchiaino di cannella


Per la finitura:
1 tuorlo
Zucchero a velo


La sfoglia: Mescolare la farina con il sale e lo zucchero e fare la fontana, mettere al centro l’uovo e il burro morbido a pezzetti e iniziare a impastare, aggiungendo gradualmente l’acqua. Lavorare l’impasto a lungo, finché non sarà ben liscio ed elastico. Coprire la pasta con un canovaccio e far riposare per almeno mezz’ora – quaranta minuti: questo servirà a far rilassare il glutine, cosicché la pasta potrà essere stesa agevolmente. Nel frattempo preparare il ripieno.

Il ripieno: sbucciare le mele, tagliarle in quarti, eliminare il torsolo e affettarle finemente (massimo 3mm) con la mandolina. Mettere l’uvetta a bagno in acqua tiepida per un’oretta. Sciogliere in un pentolino 50g di burro e friggerci il pangrattato.
In una ciotolina unire lo zucchero, la cannella e la scorza grattugiata del limone e dell'arancia, mescolare bene con la punta delle dita finchè il tutto avrà la consistenza della sabbia bagnata e sarà profumatissimo :)

Stendere la pasta su un canovaccio infarinato, iniziando con il mattarello. Tirare la pasta il più sottile possibile, continuando a lavorarla anche con il dorso e le nocche delle mani, allargandola in tutte le direzioni, fino a ottenere una sfoglia a velo, molto ampia e quasi trasparente. Ora, non mi ricordo chi mi ha detto che secondo un detto austriaco la sfoglia dev'essere così sottile che, infilandoci sotto una lettera d'ammmmore, dev'essere possibile leggerla 

Spennellare la sfoglia con 50g di burro fuso, poi cospargerla con il pangrattato fritto. Distribuirvi sopra le mele a fettine (lasciando un buon margine libero su tutti i lati), i pinoli, l'uvetta sgocciolata e asciugata e lo zucchero/scorze/cannella. Ripiegare i bordi dei pasta sul ripieno per contenerlo più facilmente quindi, aiutandosi con il canovaccio, arrotolare lo strudel.
Disporre lo strudel su una teglia foderata di carta forno, spennellarlo con il tuorlo leggermente sbattuto con un goccio d'acqua e infornare a 190°C per un'ora circa, finché sarà ben dorato.

Servire tiepido o freddo, spolverato con zucchero a velo (e magari accompagnato da un bel ciuffo di panna montata) :)


La ricetta è tratta dal numero di Novembre 2011 de “La Cucina Italiana


Note:
  • Ci sono solo due mini mini mini differenze tra questa ricetta e l'originale pubblicata sulla rivista: io ho omesso 20g di burro che andavano aggiunti, a fiocchetti nel ripieno, sopra le mele, semplicemente perché la prima volta me li sono dimenticati e mi è piaciuto così tanto che le volte successive ho continuato a non metterlo :P E poi, la ricetta originale non prevede la scorza d'arancia ma solo quella di limone. Ma a me piace troppo la scorza d'arancia e non resisto :P
  • Io consiglio vivamente, con queste dosi, di fare due strudel. A parte che così si riesce a farlo un po' più stretto e bellino, è più comodo da affettare e cuoce meglio. Eppoi è decisamente più gestibile tirare a velo 200g di pasta che non 400 :)
  • La ricetta non specifica la qualità di mele da utilizzare, io personalmente uso le golden, non troppo mature. Trovo che siano dolci e pastose al punto giusto :) le renette sono sopravvalutate secondo me :P ma fate vobis!

sabato 7 aprile 2012

Orzotto alle verdure




Buongiorno a tutti :) 
chi vi scrive è un'assonnata buccia, ancora in pigiama, sveglia da non più di, uhm, diciamo il tempo di fare colazione :) (anche perché non si scrive un blog di pseudo-cucina a stomaco vuoto, no? :P). Galeotto fu Notre-Dame de Paris di Hugo che ieri mi ha tenuta sveglia a leggere più di quanto si conviene a una che se-non-dormo-10h-mi-pare-di-morire. Parte di colpa, ammettiamolo, è anche del mio cervellino bacato che non mi ha ricordato di impostare la sveglia a un'ora decente :P ah, beate vacanze :)
Dunque mi trovo con la colomba da portare avanti, l'impasto della pizza a lunga maturazione da sorvegliare, la mozzarella da comprare, quella tovaglia bellissima rossa coi cuoricini bianchi da prendere e troppo poco tempo per farlo! 
E sono qui a cincischiare, ovvio. Il punto è che, con così poco tempo ci vuole un pranzo veloce ma bbbuono, che mi permetta anche di portare un po' di Friuli in Sardegna (per portare la Sardegna in Friuli ci ha pensato la mia nonnina, altro che uovo di Pasqua, quest'anno ho ricevuto una forma intera di pecorino *_*), ed ecco che entra in gioco l'orzotto! :)

Enjoy!
e buone vacanze :)

Per due persone:
120g orzo perlato
1 carota
1 zucchina
½ porro
¼ cipolla
20g burro
2 cucchiai di grana
250ml brodo vegetale

Sbucciare la carota e la cipolla, mondare la zucchina e il porro e lavare il tutto. Tritare finemente la cipolla, tagliare la carota e la zucchina a cubetti piccoli e affettare sottilmente il porro. Far fondere 10g di burro in una pentola bassa e ampia e rosolarci dolcemente la cipolla. Aggiungere l’orzo e farlo tostare bene, aggiungere le verdure e mescolare bene. Portare a cottura aggiungendo gradualmente il brodo, mescolando sempre, proprio come se si facesse un risotto :)
Mantecare fuori dal fuoco con il burro rimasto e il grana, servire subito.

giovedì 15 dicembre 2011

Minestra al cumino di Pontebba


Pensa te, questi pontebbani. Da una ricetta carnica io  mi aspettavo legumi,  formaggi di malga, tagli improbabili di porco, ma non certamente il cumino! E invece… pensa un po’, ne sanno una più del diavolo! :)
Ho scovato questa ricetta nell’ultimo libro arrivato in casa buccia, “La cucina del Friuli” e mi è piaciuta un sacco, oltre ad avermi mostrato volto a me sconosciuto della Carnia :). Ha un sapore deciso ma particolare, non è la solita zuppa ecco!

Per due persone:
75g orzo perlato
15g burro
50g speck
1 cucchiaio d’olio
1 carota
½ cipolla
1 patata
1 presa di semi di cumino
1 cucchiaio di ricotta affumicata
Sale & pepe

Oltreché:
una pentola di coccio o comunque a fondo spesso

Tritare finemente lo speck e rosolarlo in una pentola capiente con l’olio e il cumino. Sbucciare la patata e la carota, lavarle e tagliarle a cubetti. Sbucciare, mondare e tritare la cipolla. Quando lo speck sarà diventato trasparente aggiungerci carota e patate e, successivamente la cipolla. Lasciar cuocere il tutto per 6 o 7 minuti. Nel frattempo scaldare in un pentolino 600ml di acqua con un pizzico di sale e aggiungerla alle verdure. Non appena avrà raggiunto il bollore aggiungere l’orzo, abbassare la fiamma al minimo e far cuocere, coperto, per 40’. Spegnere il fuoco, togliere il coperchio e aggiungere il burro a pezzetti, rimestando bene la zuppa. Dividere la zuppa in fondine di coccio, condire con un velo di pepe macinato al momento e un cucchiaio di ricotta affumicata. Servire subito.


Ricetta tratta da "La cucina del Friuli" di Emilia Valli


venerdì 25 novembre 2011

Briochine integrali di zucca e datteri in un abbraccio di miele :)


Queste volevo proprio farle, da un saaacco di tempo, da quando nei panifici e nelle pasticcerie di Udine sono iniziati a spuntare sofficissimi e coloratissimi pan di zucca… Ne sono golosissima, è quasi impossibile che esca da uno dei succitati luoghi di perdizione senza uno di loro nel sacchetto (o, più spesso, già tra le zampe o direttamente tra i denti ^_^”). Qui è tradizionale quello con le uvette, ma si sa, a me di notte vengono le ideone.
“Farina integrale, che mi piace di più, poi non lo zucchero bianco, meglio di canna…anzi no, anzi no, miele! Sisi miele, miele, decisamente! E poi uvetta….uhm…uvettauvettauvetta… DATTERI!"
E via discorrendo. Per fortuna nessuno mi vede in questi momenti di notturna ossessione per il cibo, perché è tutto uno strabuzzare di occhi, un’esultanza silenziosa e un slap slap di leccatine sulle labbra che pregustano briochine.
Ad essere sincera, avevo già reso realtà questa ideona, ma nel giorno sbagliato, una domenica mattina in cui avevo confidato troppo nel mio orologio biologico.
"non metto la sveglia così non sveglio nessuno, tanto sono abituata, sicuro alle 7,30 sono come un grillo!"
Si, come un grillo, morto però. Quella volta, causa sveglia alle, ehm, 10-10 e mezza e un invito a pranzo all’una, erano venute dei mattoni compattissimi (e sì che avevo incitato tantissimo il lievito!). Erano dei mattoncini, ma il sapore prometteva bene, quindi le ho rifatte (nel pomeriggio, meglio non rischiare…) ed eccole qui, ben riuscite! :)


Per 10-12 briochine hai bisognoddì:
125g farina 00 integrale
200g farina manitoba
200g polpa di zucca al netto degli scarti
½ cubetto g di lievito di birra
50g di miele (secondo me stanno benissimo quello di fiori d’arancio e quello di acacia)
40g burro
70ml latte intero
Una manciata di datteri
1 grattatina di noce moscata
1 arancio non trattato
Per servire:
Miele qb


Tagliare la zucca a cubettoni e cuocerla a vapore (o in forno a 150°C) finché non sarà morbida, quindi passarla al passaverdure e lasciarla raffreddare. Scaldare leggermente il latte e scioglierci dentro il lievito sbriciolato e il miele. Mescolare le farine e un po’ di noce moscata e fare la fontana: mettere al centro la zucca ormai tiepida/fredda (se è troppo calda i lieviti tirano le cuoia!), il burro morbido a fiocchetti, la scorza grattugiata dell’arancio e iniziare ad impastare, aggiungendo gradualmente il latte. Impastare bene, fino ad ottenere un impasto liscio ed elastico, aggiungere i datteri denocciolati e tagliati in quarti e lavorare ancora un po’, in modo da distribuirli uniformemente. Mettere l’impasto in una ciotola, coprire con un panno e far lievitare in un luogo tiepido finchè non sarà raddoppiato di volume*. Riprendere l’impasto e, senza lavorarlo troppo, ricavarne una decina di palline, disporle ben distanziate in una teglia imburrata (o in degli stampini, come nel mio caso), coprire e lasciar lievitare ancora, per circa 2h, finché saranno belle gonfie.
Cuocere per 20’ a 180°C, sfornare, lasciar intiepidire e servire con un filo di miele sopra ;)
Se vi sentite particolarmente golosi, scaldate in un pentolino un cucchiaio di miele e un cucchiaio di succo d’arancio, metteteci delle scorzette ricavate con il magico attrezzino apposito e versate sulle briochine un filo di questo miele plus :)

* quando fa freddo, tipo oggi, cioè ieri, io scaldo poco poco il forno, lo spengo e metto l’impasto lì :) 


con questa ricetta partecipo al contest "con un po' di zucca" di farina, lievito e fantasia per la categoria dolci:)


domenica 30 ottobre 2011

Gnocchi di zucca su fonduta di Montasio e melograno


Non troppo tempo fa la più bionda e sciamposa delle mie amiche si è laureata in materie (a me) oscure e non solo ho avuto il piacere di presenziare alla sua festa, di vederla fare giochi geniali vestita da limone, di essere menzionata fra i ringraziamenti della sua tesi (lacrimuccia!) ma sono anche stata invitata alla cena con la sua famigliola *_* e siccome a volte non c’è davvero limite al meglio, oltre ad essere in stupenda compagnia si è anche mangiato veramente bene! La portata migliore secondo la mia modesta e buccesca opinione erano gli gnocchi sicché, sentendo tutti i miei uuuuuhhhmmmm, seguiti da uau e intervallati di quando in quando da uno gnammete, la festeggiata mi ha suggerito di tentare la fortuna e crogiolarmi all’idea di poter accarezzare la Kitchen Aid , partecipando al contest di Barbara con qualcosa di simile. Chi si sognerebbe mai di contraddire una biondissima e foffissima laureata col massimo dei voti?? Io no di certo! ;)
Ovviamente mai mi sarei sognata di chiedere la ricetta a qualcuno del locale, che scherziamo? Sono una timidona io! Senza contare che con la ricetta che gusto c’è?! :) la Buccia’s kitchen ha prodotto quanto qui sotto,e devo dire che son rimasta soddisfatta :)

Per 4 persone hai bisognoddì:
per gli gnocchi:
400g patate farinose
400g zucca
1 uovo
Farina qb
1 grattata di noce moscata
1 pizzico di sale
Semola  o farina di mais qb

Per la fonduta:
200g Montasio 30 giorni
125ml latte intero fresco

1 melograno


Oltreché:
un passaverdure o uno schiacciapatate

Preparare gli gnocchi: tagliare a pezzi la zucca e privarla dei semi (ma non della buccia!), metterla in una teglia foderata di carta forno e cuocere per una ventina di minuti a 150°C. se dovesse iniziare a scurirsi in superficie coprirla con un foglio di carta d’alluminio. Lavare le patate e metterle in una pentola capiente, coprirle di acqua fredda metterle su fuoco alto, cuocerle per circa 20 minuti dal bollore, o finché saranno morbide. Sbucciare la zucca e le patate e passare tutto al passaverdure: quando il tutto sarà tiepido aggiungere l’uovo, il sale, la noce moscata e qb di farina (io ho usato circa 200g ma dipende dall’umidità della zucca e dal tipo di patate) e impastare fino ad ottenere un composto liscio e sodo, ma non duro. Ricavare dei filoncini dello spessore di un dito e tagliare dei piccoli gnocchetti, quindi disporli in una teglia cosparsa di semola (o farina di mais) e riporre al fresco.
Preparare la fonduta: tagliare il formaggio a fette sottili e metterlo a bagno nel latte per tutta la notte,  in frigo. Mettere tutto in una pentola e far andare a fuoco bassissimo (la T deve rimanere sempre intorno ai 60°C), mescolando continuamente con una frusta, finchè il formaggio non sarà completamente fuso.  Continuare a cuocere sempre mescolando finché la fonduta non si sarà ispessita.
Lessare gli gnocchi e scolarli con cura appena vengono a galla, quindi comporre il piatto: mettere uno-due cucchiai di fonduta a specchio, poggiarvi sopra gli gnocchi e i chicchi di melograno :) 



Tutti gli onori e i rinnovati complimenti all’Osteria al Passeggio (Udine) e ovviamente  grazie a Barbara per l’opportunità :) 
ecco il bannerino del contest!