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venerdì 27 agosto 2021

Anguli 'e cipudda 2.0

Questa meraviglia è una specialità ogliastrina, che si trova spesso nei panifici. Ogni paese (e ogni famiglia) ha la sua versione. Io ho imparato a farle da mia nonna, man mano nel corso degli anni ho modificato un po' la ricetta, per adattarla ai miei gusti (oltre che all'impossibilita di trovare il casu e vita fuori dalla Sardegna). 
Dopo tipo 15 anni di micro modifiche mi sento di dire che per me questa è il top del sogno. 
Io ne vado PAZZA , la mangio quasi ogni settimana, è una droga. 
La fine dell'estate è la stagione perfetta per innamorarsene: i pomodori adesso sono deliziosi, e le temperature consentono di accendere il forno senza morire. 
Provatele, entrate anche voi nel club dell'anguli addiction! 

Per 4 teglie da 30 cm:
450g zucchine 
350g cipolle dorate
1kg pomodori roma e/o s. Marzano e/o cuore di bue e/o marinda maturi
200g pomodori ciliegini e/o datterini
150g casu e vita o feta
300g semola rimacinata di grano duro
80g guanciale
60ml olio extravergine d'oliva

Grattugiare le zucchine con la grattugia a fori grossi, tritare le cipolle e i pomodori grandi col coltello in micro cubetti di 3-4mm. 
(per una versione ganixedda style, le verdure possono essere tritate anche la mixer, facendo attenzione a non frullarle. Unica eccezione sono i pomodorini, che frullo di proposito: mi è utile per regolare la consistenza dell'impasto) 
Aggiungere la semola, il formaggio sbriciolato con le mani, l'olio e il guanciale tagliato a cubettini molto piccoli. Mescolare bene. 
Bisogna raggiungere una consistenza molliccia ma non liquida, guardate il videino su instagram, è impossibile spiegarlo. 
Io di solito tengo da parte i pomodorini frullati e li aggiungo pian piano per regolare la consistenza, queste dosi sono collaudate, ma i pomodori non sono sempre uguali... 
Coprire il piatto crisp con la carta forno e ungerla leggermente. Versare 8/10 cucchiai d'impasto sulla teglia, stendendolo aiutandosi con una forchetta fino a raggiungere uno spessore omogeneo di circa mezzo cm. 
Cuocere con la funzione crisp (funzione combinata microonde + grill) per 18/22 minuti, finché la superficie superiore risulta cotta e quella inferiore dorata. 
In alternativa si può cuocere anche nel forno tradizionale a 250g per 15/20 minuti nel ripiano più basso e 10 minuti nel ripiano più alto, ma devo dire che la cottura combinata da risultati impareggiabili. 
Una volta cotta, capovolgere l'anguli su un piatto, e lasciar intiepidire, quindi tagliare a fette e scofanarsela: una teglia a testa è il minimo. 

Note:
- io uso sempre più varietà di pomodori: grandi polposi (esempio marinda maturi + Roma) e piccoli dolci e con più semini (ciliegini + datterini), il gusto e la consistenza ne giovano;
- non riesco quasi mai a portarmi il casu e vita in Friuli, ma cascasse il mondo non parto mai senza un guanciale sardo: viene fatto da porcelli che hanno una qualità di vita migliore della mia, e stagionato a lungo. Non ha rivali. Lo compro intero, poi lo taglio a pezzi di circa 80-100g che metto sottovuoto singolarmente e conservo in frigo. È l'unico modo per non mangiarlo tutto in 2gg 🙄
- io ungo la carta forno solo per la prima anguli, poi man mano le cuocio sempre con lo stessa carta forno, senza ungerla ancora. 
- i tempi di cottura delle anguli successive potrebbero essere leggermente più brevi, state all'occhio
- il forno a microonde con la funzione crisp per questo piatto è una BOMBA: le verdure si cuociono bene e l'anguli non si secca, ma si dora bene sotto, col forno tradizionale vengono buone, ma non così perfette. Mia zia me lo dice da anni, ma io non ci credevo: mai, MAI dubitare di zia Bonny 💖
- nel mio futuro vedo una versione 3.0, col forno a legna😍
- ma quanto bello è questo piatto?! Da torta si, ma valgono le stesse regole per le anguli😁

sabato 7 agosto 2021

Risotto ai gialletti

 

Ho di recente ampliato il mio repertorio di hobby geriatrici, e adesso oltre alla produzione di marmellate, all'uncinetto, al cucito, l'orto ecc ho anche la fissa dei funghi.

Questa settimana ho raccolto i miei primi gialletti (Cantharellus cibarius per intenderci), inutile descrivere il gaso che ne è conseguito. 

Metà del bottino è andato in questo meraviglioso risotto.

OVVIAMENTE  il mood ganixedda è bandito, qui si fa sul serio, checcazzo.


X 2:

400g funghi gialletti (Cantharellus cibarius)

150g riso vialone nano

1/2 cipolla dorata

1 piccolo spicchio d'aglio

100ml vino bianco secco (io Friulano / tocai)

500 ml circa brodo di pollo (o vegetale)

2 cucchiai di Parmigiano 

20g circa Burro


Per prima cosa prepariamo i funghi: dopo averli accuratamente puliti con una spazzolina e sciacquati bene sotto l'acqua, tagliamo a metà quelli più grossi. In una padella ampia mettiamo a soffriggere la cipolla tritata fina e lo spicchietto d'aglio tritato in un cucchiaio d'olio, a fuoco basso, col coperchio. Quando il profumo si fa inebriante (e la cipolla traslucida), aggiungiamo i funghi, che faremo cuocere senza coperchio, girando di tanto in tanto, finché l'acqua di vegetazione sarà evaporata.


A questo punto daje di risotto: scaldiamo 10g di burro in una padella (o in una pentola di rame se l'avete, beati voi), alziamo il fuoco, aggiungiamo il riso e tostiamo: lo facciamo scricchiolare un po, mescolando,  poi sfumiamo col vino. A questo punto aggiungiamo i funghi, abbassiamo un po' il fuoco, e portiamo a cottura, aggiungendo il brodo caldo man mano e mescolando ogni tanto. Quando è cotto spegniamo il fuoco, aggiungiamo burro e parmigiano mescoliamo e lasciamo riposare qualche minuto.

Godetevi questa poesia 💛


Ps si lo so che non è un piatto da risotto, quando sarò ricca avrò un sacco di piatti (e la lavastoviglie) ma non è questo il giorno;


giovedì 31 marzo 2016

Polpette speziate di lenticchie rosse


Io mi impegno con tutta me stessa, ma poco da fare, ciclicamente, inevitabilmente mi ritrovo nella stessa situazione, con 5 euro per le emergenze (?) nel portafogli e poco altro. Di solito succede così:
momento 0: conto in banca magicamente resuscitato;
settimana 1: spese strettamente utili e necessarie, con grande attenzione al risparmio, onde evitare di ritrovarmi a fine mese a ripassare la danza della ricchezza, balletto molto complesso che dovrebbe allietare varie divinità che ricambierebbero il favore con la moltiplicazione infinita dei 5€ di cui sopra.
settimana 2: sono stata cosi brava la scorsa settimana, che posso concedermi qualche sfizietto, ma con moderazione, una birra con un’amica, un qualche attrezzo bislacco da cucina che mi manca. Niente di eccessivo.
Settimana 3: maccome? Ma siamo al 20? Cioè il mese è finito e io ho tutti questi soldi? WOO-OOO! Volteggio per librerie, negozi di cd e dvd, spacci di gonnelle a ruota, botteghe gastropussy, stropicciando banconote come Moreno in Grande Grosso e Verdone, strisciando bancomat come se non avessi davanti 10-15gg davanti prima del prossimo miracolo bancario.
Settimana 4: allora, com’era la danza della ricchezza? 
...Appurato che anche questa NON è la volta buona in cui riesco a ingraziarmi la Dea Carta Moneta, non mi resta che sgarfare nella dispensa e far correre il cricetino nel mio cranio. Ed  ecco che le lenticchie rosse che “diobò buona, ma la zuppa di lenticchie mi sta uscendo dalle orecchie” e i rimasugli di corn flakes “che bleah la farinetta nel latte no!” trovano la loro utilità J
                                                                                 

Per circa 25 polpette:
200g lenticchie rosse decorticate
1 spicchio d’aglio
1 cucchiaio di prezzemolo fresco tritato
2 cucchiaini di paprika affumicata (o paprika dolce)
1 ½ cucchiaino di semi di cumino
1 cucchiaino di coriandolo macinato
1 albume

Per impanare (dosi un po’ circa meno quasi, lo confesso):
2 cucchiai di farina 00
1 uovo sbattuto
2 cucchiai di pangrattato
2 cucchiai di corn flakes tritati finemente
2 cucchiai di corn flakes tritati grossolanamente
1 cucchaio di semi di sesamo (nero per l’effetto extrafashion ;) )
+
Olio per friggere

Mettere le lenticchie in una pentola, aggiungere acqua qb per coprire le lenticchie di circa 1cm. Coprire e portare a bollore, abbassare il fuoco e far cuocere per circa 10-15’, finchè l’acqua non sarà completamente assorbita. Le lenticchie dovrebbero essere cotte ma non sfatte e praticamente asciutte. Lasciar intiepidire.
Mettere circa 2/3 delle lenticchie insieme alle spezie, aglio e prezzemolo nel mixer e frullare bene il tutto. Riunire le lenticchie non frullate e quelle frullate in una ciotola e regolare di sale (io faccio così perché mi piace il fondo liscio con qua e là qualche pezzetto, ma fate vobis: tutto frullato, tutto non frullato, metà e metà…).
Sbattere un albume in una ciotolina e aggiungerlo pian piano all’impasto, fermandosi quando è sufficientemente legato ma non troppo bagnato/attaccaticcio. Formare le polpette, disporle in un piatto e far riposare in freezer per una mezzoretta (non è fondamentale, ma raffreddandosi le polpette si rassodano ed è più semplice impanarle). Passare le polpette prima nella farina, poi nell’uovo e nel miscuglio pangrattato/cornflakes/semi di sesamo, di nuovo uovo e miscuglio pangrattato/cornflakes/semi di sesamo (è un mega sbatti impanare, ma quelle rare volte che lo faccio preferisco farlo bene, e non c’è paragone tra la panatura doppia e la singola. Sad but true.) 
Scaldare abbondante olio in una padella, controllare la temperatura con un termometro se siete fichi (tra i 170 e i 180°C) o con uno stecchino se siete basic level: quando, se immerso, compaiono piccole bollicine intorno ci siamo: friggere poche polpette per volta, girandole spesso, finché saranno dorate, scolarle con un ragno su un piatto con della carta assorbente. E niente, gnammy :) 

mercoledì 3 febbraio 2016

La Fainé, classica e ai carciofi


La fainè. Una delizia sassarese che ho scoperto qualche estate fa, quando con la little sistah siamo andate a trovare il big bro a Sassari appunto.
Eravamo giovani, ingenue e piene, troppo piene di aspettative.
Mentre percorrevamo la route 129, coi capelli pettinati dal vento della Barbagia (e di quando in quando dai rutti del suddetto big bro) e gli occhi riempiti dal mutare del paesaggio, entrambe nei nostri teneri cuoricini di pulzelle, facevamo progetti per questi due giorni tutti insieme.

La versione di Buccia: prima di tutto scovare il mercato della città, coglierne le tipicità, mercanteggiare come se non ci fosse un domani, (autoconvincersi di) fare affari d’oro e cucinare un bel pranzetto sfruttando l’aiuto dei consanguinei, come se fossi Gordon Ramsay e loro gli ultimi arrivati. Giro per la città, dove il bro ci mostrerà i punti salienti. Cena in qualche posto carino che offra cucina del luogo, a spese del bro chiaramente. Il giorno successivo gita a Porto Torres, o magari Castelsardo. O Alghero! O Stintino! Ohhhh, sarà bellissimo!

La versione della little sistah: prima di tutto ricordiamoci che a Sassari ci sono gli unici punti vendita Lush e Dechatlon in Sardegna, tanto per dire. Giro per la città, dove il bro ci mostrerà i punti salienti. Cena in qualche posto carino che offra cucina del luogo rigorosamente vegetariana, a spese del bro chiaramente. Ohhhh, sarà bellissimo!

La versione del big Bro, ovvero la triste realtà: per pranzo mangiamo il buonissimo arrosto cucinato dalla nonna, ma freddo di frigo e “ma davvero volete i piatti? Dai, zero cazzi di lavare padella e stoviglie”. Alla richiesta corale del giro per la città ci guarda strabiliato: “ma state scherzando? è l’ora della pennica”. Cena nel ristorante del centro commerciale dietro casa, che “oh, con 10€ mangi e fanno delle bisteccone enormi”. Il giorno dopo, solita richiesta del giro per la città, che la gita ce l’eravamo già messa via, stesso sguardo strabiliato e, mentre inforca cuffie da gaming e si siede sulla sedia rotante, detta anche il trono: “ma state scherzando? è l’ora di Wolrd of Warcraft  DotA!”.
Dopo quest’urto violento con la realtà, io e little sistah ce ne andiamo a spasso da sole (“e prendetevi le chiavi, che non apro mai la porta nel mezzo di una partita”) e, in un piccolo forno abbiamo scoperto le meraviglie della fainè. Così buona, croccantina e morbida allo stesso tempo, calda e rassicurante in questo crudele, realistico mondo.

La fainé originale è condita solo con una macinata di pepe, ma tra le versioni moderne è d’obbligo citare quella con l’antunna, ovvero i funghi pleurotus, e quella con cipolla e salsiccione, ovvero salsiccia fresca (ma una volta che hai scoperto il termine “salsiccione”, quando mai la chiamerai più salsiccia?). Ma vista la stagione e vista la mia smodata passione per i carciofi, non potevo non provarci (con ottimi risultati, modestia a parte).


Per due teglie di 32cm di diametro:
300g farina di ceci
750ml acqua
½ cucchiaino di sale
6 cucchiai d’olio

Pepe nero
1 carciofo

Versare la farina e il sale in una ciotola. Aggiungere l’acqua a filo, mescolando bene con una frusta per evitare che si formino/eliminare i grumi. Coprire e lasciar riposare per almeno 2h.
Versare 3 cucchiai d’olio in una teglia antiaderente[1], coprire uniformemente il fondo aiutandosi con una spatola in silicone.
Eliminare la schiumetta dalla superficie della pastella e dare una rapida mescolata. Versare quindi metà del composto nella teglia e mescolare un po’ con la spatola di silicone, in modo da portare parte dell’ olio in superficie. 
Per la versione basic: macinare un po’ di pepe sulla superficie

Per la versione ai carciofi: mondare un carciofo, eliminando le foglie esterne più dure e pelando il fondo, tagliarlo a meta, eliminare le barbine interne e tuffare le due metà in acqua e limone. Scolare e affettare finemenete il carciofo. Distribuire le fettine sulla fainé affondandole delicatamente con le dita, in modo che siano velate di pastella.
Cuocere in forno preriscaldato a 250°C per 20’ circa, finche la fainé sarà dorata.







[1] Il top del sogno sarebbe una teglia in ferro usata solo per questo scopo e mai lavata, ma oh, ognuno ha i suoi difetti (e soprattutto una dispensa sempre troppo piccola)

lunedì 9 febbraio 2015

Gnocchi farlocchi al basilico [con valori nutrizionali!]


Era più di qualche giorno che mi portavo dietro questo fardello, come una scimmia su una spalla, una tentazione fortissima, un vorrei ma non posso.
Insomma, per dirlo fuori dai denti, ero in craving per gli gnocchi.
Un delirio durato giorni con abbondanti dialoghi interiori (o forse anche esteriori, ma per questo dovreste contattare la mia coinquilina, io non so dirvi) tra una Buccia golosa e una Buccia crudele e sboccata:
mmmmhhhhh un bel piatto di gnocchi…
ma davvero? E quando li fai? Vuoi davvero smerdeggiare tutta la cucina per fare cosa, una o massimo due porzioni di gnocchi? Eh? Vuoi tenere un fornello acceso mezz’ora per lessare una patata? E al pianeta non ci pensi?
ma gli gnocchi alla sorrentina….
ma ta gazzu sorrentina, e dove lo trovi il basilico, ah? AH?

Ma poi, il mio cervellino, ma soprattutto l’ortolano, è giunto in mio soccorso, come un cavaliere medioevale in luccicante armatura (alla facciaccia tua, Buccia crudele e sboccata!).
Il mio cervellino mi ha ricordato questa ricetta, che avevo provato con successo la scorsa estate quando mi trovavo nella ridente Isola natìa: un successone.
E poi, lui, l’ortolano salvatore di donzelle in pericolo. Dopo aver fatto la consueta spesa (zucca, altra zucca, oh mi dia anche un po’ di quella zucca!), mentre mi accingo a pagare, eccolo lì, vicino alle casse, accoccolato dentro delle vaschette: IL BASILICO. A febbraio. Un miracolo fatto foglie.

L’ortolano ha riso molto della mia strappa storia lacrime (o forse rideva per aver piazzato 30g di basilico a 2€? WHO KNOWS!) e io sono tornata a casa saltellante (e sempre più delirante: “GNOCCHIIII! GNOCCHIIIII! È ARRIVATO IL MOMENTO DEGLI GNOCCHIIIIIIIIII!!!!!”).
Poi però la Buccia crudele e sboccata è tornata all’attacco e mi ha impedito di farli alla sorrentina  (“hai visto la bilancia stamattina? Ecco. C’è bisogno che ti dica dove dovresti ficcartela la mozzarella?”), ma anche così, con il basilico nell’impasto e un poco di ricotta affumicata sono uno spettacolo!

Niente da fare, ‘sti gnocchi saranno anche farlocchi ma sono una figata. Hanno la consistenza degli gnocchi veri, il sapore è un po’ diverso certo, le patate non ci sono, ma non si sporca niente, si fanno in fretta e si lavorano che è una meraviglia.
Se non l’avete ancora fatto, provateli e andate e per tutto il mondo e predicate la ricetta degli gnocchi farlocchi ad ogni creatura; chi ha creduto e li avrà provati, sarà salvato; ma chi non ha creduto, sarà condannato a una cucina smerdeggiata.

Per tre porzioni mini come in foto o due più serie:  
Per gli gnocchi:
180g farina
180ml acqua
Un generoso pizzico di sale
8-10 foglie di basilico

Per condire:
400g pomodori datterini in barattolo (grazie Despar premium)
un cucchiaio d’olio EVO
1 scalogno
Un pizzico di sale
4-6 foglie di basilico
3 cucchiai di ricotta affumicata grattugiata


Gli gnocchi: in un pentolino, meglio se antiaderente, portare a bollore l’acqua con il sale. Versarci la farina tutta insieme, abbassare il fuoco e mescolare subito e vigorosamente con un cucchiaio di legno. Non appena il composto forma una palla (non preoccupatevi se è un po’ grumosa), spegnere il fuoco e ribaltare il composto sulla spianatoia (non infarinata) e impastare rapidamente (siete liberi di imprecare un po’, l’impasto è molto caldo, sarete scusati), finché il composto sarà liscio e omogeneo.
Formare una palla con l’impasto e farla riposare sotto una ciotola capovolta per una ventina di minuti.
Lavare e asciugare il basilico e tritarlo finemente.
Asciugare eventuale condensa che si è formata sulla spianatoia e riprendere l’impasto: appiattirilo un po’ e mettere al centro il basilico, quindi lavorare bene perché si distribuisca uniformemente. Staccare dei pezzi dall’impasto, formare dei filoncini spessi come un mignolo e tagliarli in pezzetti di circa 1cm e ½ (la mia spianatoia è centimetrata, quindi io li faccio VERAMENTE di 1,5cm. Avete ancora dubbi sul fatto che deliri?). 

Dare la classica forma di gnocco rotolando i pezzetti su uno riga gnocchi o sul ventre di una forchetta.
Lasciare gli gnocchetti ad asciugare sulla spianatoia e nel frattempo preparare il sugo.

Il sugo: in un pentolino versare l’olio e lo scalogno tritato. Mettere sul fuoco piccolino, a minimo, col coperchio, e far stufare dolcemente per 5’. Schiacciare i datterini con un mestolo di legno e aggiungerli nella pentola. Coprire e far sobbollire piano piano per una mezzoretta. Spegnere e aggiungere il basilico spezzettato.

Here we go: lessare gli gnocchi in abbondante acqua salata, scolarli non appena vengono a galla e saltarli qualche istante nel sugo. Impiattare e servire con una grattata di ricotta affumicata e qualche foglia di basilico.

lunedì 12 gennaio 2015

Veggie burger tex mex


Da carnivora convinta, se c’è una roba che non mi è mai piaciuta è l’hamburger.
Niente, proprio non mi prendono, ho anche provato quelli fescion, da ristorantino pseudo americaneggiante in centro, 100% Fassona piemontese con cipolle caramellate e mignolo all’insù. Niente, non fanno per me.
In compenso ho scoperto che ADORO i burger vegetariani!
Non sono solo buoni, non solo si possono fare in fantatrilioni di versioni, ma hanno quel fascino intramontabile del pranzo del viaggiatore.
E non perché si possono annoverare tra i “cibi da passeggio”, bensì perché sono così economici, così gustosi, così svuotadispensa, che permettono anche alla più squattrinata delle studentesse di farsi degli ottimi pranzetti e di dirottare tutti i soldi della spesa nel fondo speciale viaggetti :P
Come può una studentella andare in Galles e vedere il faro più bello ever?
grazie agli hamburger vegetariani!
Come può una studentella fare un bellissimo weekend a venezia?
grazie agli hamburger vegetariani! (ma anche grazie alle mirabolanti offerte last minute, diamo a booking.com ciò che è di booking.com)!
Ed eccoli qui, i primi di una lunga serie di veggie burger che continuano a spopolare nella mia cucina da qualche mese, direttamente da un bel libretto di cucina vegetariana, new entry nella mia libreria :)
Un'unica precisazione: non pensate di lesinare sulla salsina, niente “maccheppalle”, niente “ma secondo me va bene anche senza” perché è un altro pianeta! ;)

Per 4 burger seri o 6 da femminuccia:
250g fagioli cannellini lessati
250g fagioli rossi messicani lessati
60g pangrattato
1 albume
3 cucchiai di coriandolo fresco tritato
2 peperoncini freschi tritati
1 spicchio d’aglio tritato

Per la salsa allo yogurt:
150g yogurt bianco
1 lime
1 cucchiaio di coriandolo fresco tritato
1 cucchiaio di menta fresca tritata
Olio EVO
Sale & pepe

Per la printanière di pomodori:
3 pomodori s. marzano maturi
½ cipolla di Tropea
½ peperoncino fresco tritato
Sale
Aceto di vino rosso

Per servire:
Pane integrale di segale
Una manciata di valeriana


I burger: tritare grossolanamente i fagioli nel mixer. Versare i fagioli insieme ai restanti ingredienti in una ciotola e mescolare il tutto. Formare i burgers aiutandosi con un coppapasta e sistemarli in un contenitore a chiusura ermetica, intervallati da fogli di carta forno. Far riposare in frigo per minimo 20’.

La salsa allo yogurt: mescolare lo yogurt con la scorza grattugiata e il succo del lime, il coriandolo, la menta e un filo d’olio EVO. Regolare di sale e pepe.

La printanière di pomodori: tagliare i pomodori a cubetti di ½ cm (alla printanière appunto: e mignoli in su!). Affettare finemente la cipolla e metterla a bagno nell’aceto per 5’, scolarla e aggiungerla ai pomodori. Condire con un pizzico di sale e il peperoncino fresco tritato.

Here we go: scaldare per bene una griglia di ghisa. Ungere leggermente d’olio i burger su entrambi i lati (così il calore si diffonde più uniformemente e la cottura risulta più omogenea) e grigliarli 3’ per lato. Servire i burger al piatto, accompagnati dalla salsa, insieme alla printanière di pomodori e a una manciata di valeriana (io non l’avevo, ma anche l’avocado ci sta benone!), oppure se preferite la paninazzo version:
tostare le fette di pane, e poi mettere l’insalata, il burger e abbondante salsa, e la printanière.
E gnammy!
Ricetta tratta da "Piatti Vegetariani" di Carla Bardi

martedì 13 maggio 2014

Ravioli del plin bicolor alle ortiche con fave e piselli freschi


Orbene, anziché tediarvi (PER ORA :D) con le mie ricette dietetiche del momento, questi sono dei super raviolini che ho fatto durante le vacanze di Pasqua.
Lo scenario era oltremodo bucolico: l’Ogliastra in primavera è uno spettacolo, ginestra ovunque e un profumo di macchia mediterranea che non vi dico, giornate soleggiate ma soprattutto, per la prima volta da quando sono all’Università: delle vacanze in cui non avevo UNA CEPPA da studiare.
Ma proprio UNA CEPPA!
E infatti avevo la valigia piena di libri, ma niente sciiiiienza per una volta, solo letteratura e, uhm, cucina, e infatti andavo a letto tardi (dio, tardi per i miei standard di diversamente giovane) e mi alzavo presto: troppe gite da fare, troppe avventure di Hobbit e vicissitudini di fanciulle del 1700 da scoprire, troppi impasti da preparare, cose da cucinare, dei nonnini da importunare e una sorella da strapazzare (di coccole, ovviamente!) :P
A proposito di importunare: "nonnittè, secondo te dove posso andare a raccogliere ortiche?". 
Ovviamente non mi ha suggerito un posto, mi ci ha portato e ne abbiamo raccolto una tonnellata ♥
Io e la sorellina siamo diventate un tutt'uno, e se per caso una qualche attività non incontrava il gusto di una delle due metà (che? Chi ha detto “pulire una tonnellata di ortiche”?) si poteva sempre invocare l’unica Legge, ovvero “un tandem è per sempre”.
Ed ecco quindi che, tra che avevo un sacco di voglia di impastare, tra che avevo un sacco di ortiche e favette fresche del nonno, una cassetta di limoni sempre del nonno (boh, io sono un caso patologico: la metterei veramente ovunque la scorza di limone) e soprattutto avevo un’aiutante legata a me dal patto di sangue del tandem..insomma, non restava via d'uscita: bisognava raviolare.
Ed eccoli qui, dei raviolini super primaverili, bbbbuonissimi  e anche sani! L'apporto calorico non è bassissimo ma non eccessivo se non siete dei micronani come la sottoscritta, e i valori nutrizionali sono in peeeerfetta linea con la dieta mediterranea ;)
Ho un solo rimpianto: non aver immortalato la sorellina che cerca di domare la macchina della pasta imbizzarrita: IMPAGABILI meraviglie di un motore Imperia su una macchina Marcato! :D


Per 8 porzioni:

Per la sfoglia(*):
500g semola di grano duro
2 uova fresche
acqua di vegetazione delle ortiche

Per il ripieno:
400g ortiche cotte
70g Montasio fresco (1 mese)
350g patate lesse

Per il condimento:
20g burro
3 cucchiai d’olio
La scorza di un limone non trattato
Fave fresche tenere a volontà
Piselli freschi teneri a volontà
Basilico a volontà
Grana padano grattugiato a piacere

(*): non è che sono impazzita e penso di impastare 1/2 kg di semola con due uova: nella perenne indecisione tra libidine e morigeratezza ho fatto una pasta (quasi) all'uovo: solo due uova e il resto acqua: un ottimo compromesso e una soddisfazione che non vi dico ;)



Il ripieno: armati di guanti e di santa pazienza, sciacquare le ortiche sotto l’acqua corrente e mondarle, tenendo da parte le foglie e scartando i gambi. Riunire le foglie in una pentola ampia (meglio procedere  in più step per agevolare il lavoro), salare leggermente e mettere sul fuoco, coperto, per 5’: le ortiche si cuoceranno nella loro stessa acqua, conservando tutto il loro sapore e il colore. Lasciar intiepidire, quindi strizzarle (tenendo da parte l’acqua di vegetazione) e passarle brevemente al mixer (oppure tritarle con una mandolina).
Tritare (o grattugiare) il formaggio.
Lavare le patate e lessarle, con la buccia, in abbondante acqua. Scolarle, sbucciarle e schiacciarle in una ciotola ampia. Lasciarle intiepidire. 

Riunire insieme tutti gli ingredienti, mescolare bene con le mani e assaggiare: se necessario regolare di sale.

La sfoglia: fare la fontana con la farina, rompere al centro le uova insieme a un po’ di acqua tiepida e sbatterle un po' con una forchetta. Incorporare pian piano, prima con la forchetta e poi con le mani, la farina fino a inglobarla tutta, nell'impasto. Lavorare energicamente la pasta fino a ottenere un impasto liscio e omogeneo. Dividere l’impasto in due parti uguali, Aggiungere a una metà dell’impasto qualche cucchiaio di verdissima acqua di vegetazione delle ortiche, e lavorare la pasta finché sarà omogeneamente colorata di un bel verdolino. Avvolgere i due impasti con della pellicola e lasciar riposare per almeno mezz’ora.

I raviolini:  prendere un pezzo di pasta alla volta, tenendo il resto avvolto nella pellicola, e stenderla molto sottilmente con la macchina per la pasta (o con il mattarello), in una lunga striscia larga circa 10cm (io ho usato la macchina e sono arrivata fino alla tacca 5). 
Dovreste riuscire a vederci quasi attraverso :) 
Al centro della striscia disporre dei piccoli mucchiettini di ripieno, grandi all'incirca come una noce, distanziati di circa 2cm l'uno dall'altro, fino a coprire tutta la lunghezza della striscia. 

Ripiegare la sfoglia sul ripieno, pizzicarla tra una nocciolina di ripieno e l'altra e sigillare bene tutti i bordi, quindi ritagliare i raviolini con la rotella dentata. É più facile a farsi che a dirsi, e come sempre quando si tratta di Plin, vi rimando al video di Elisa è molto esplicativo in questo senso :)
Disporre i raviolini distanziati tra loro su un vassoio leggermente spolverato di semola e lasciarli asciugare per una mezzoretta.

Il condimento: niente di più semplice (e buono!) sgusciare le fave e i piselli, in abbondanza secondo il vostro gusto. In una padella larga (dovrà accogliere i raviolini), sciogliere il burro con l'olio, aggiungere la scorza del limone grattugiata e le fave e i piselli. Far saltare per un minuto: non devono cuocere, ma solo intiepidirsi.


Cuocere & servire: Cuocere i raviolini in abbondante acqua salata, per 1-2’ da quando vengono a galla, scolarli con una schiumarola (o meglio ancora con un ragno) e ripassarli delicatamente in padella con il condimento.  Servire subito con qualche fogliolina di basilico e, volendo, grana grattugiato a piacere.


Questi sono i valori nutrizionali calcolati su 1/8 di queste dosi, senza il grana. Per farlo ho usato questo meraviglioso servizio dell'INRAN, l' Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione. Ci sono i gastrofighetti e poi ci sono io, una gastronerd insomma! :)



Note:
  • rispetto a come dovrebbero essere, questi ravioli del plin sono più grandi, volevo massimizzare il rapporto ripieno/sfoglia e lo ammetto, quando ho iniziato a farli l'ora di pranzo era pericolosamente vicina :D
  • una parte li abbiamo congelati, appena qualcuno decide che è arrivata la loro ora e li cuoce vi faccio sapere se si meritano l'etichetta "un freezer pieno di.." ;)

lunedì 5 maggio 2014

Pancake salati di funghi con dressing di ricotta caprina


Qui il rientro dai bagordi delle feste è stato una Caporetto.
Con la differenza che i soldati se la filavano a gambe levate, mentre a me le gambe non mi reggono e le mie ultime performances dicono che, dopo un mese di stop agli allenamenti e AVANTI TUTTA di scorpacciate, impiego 7 minuti e ciappilu per correre (???) 1km.
Una Caporetto con, al posto dei soldati, dei bradipi morti, ecco.
E cheffare in queste situazioni disastrose?

1. Agitare la bilancia con veemenza che “non è possibile, la lancetta è impazzita”
2. Agitare lo smartphone con veemenza che “non è possibile, dev’essere runtastic che fa le bizze”
3. Digitare su google “incantesimo dimagrante by Filius Vitious
4. Ritentare con “pozione dimagrante by Severus Piton
5. Arrendersi all’ineluttabilità del proprio destino: LA DIETA.
Ma siccome non siam mica qua a fare la dieta del sedano, ci armiamo di un sacco di funghi e facciamo delle frittelline leggere leggere, saporitissime e che riempiono pure un sacco! ;)


Per 8 pancake - 4 porzioni:
300g funghi champignon
200g funghi pleurotus  
1 cipollotto (solo la parte verde)
1 ciuffo di prezzemolo
2 uova
50g farina 00
50g casu ‘e vita (o feta)
Sale e pepe
Olio

Per la crema di ricotta di capra:
3 cucchiai di ricotta di capra freschissima
4 cucchiai di latte di capra freschissimo


Per i pancake: mondare i funghi, lavarli (o meglio ancora pulirli strofinandoli con un panno umido) e tagliarli a fettine. Scaldare un’ampia padella antiaderente e saltarci i funghi, senza aggiungere grassi, con un pizzico di sale, finché si saranno ridotti di volume e saranno cotti ma ancora consistenti. Meglio procedere in 2-3 volte, per facilitare l’evaporazione dell’acqua di vegetazione dei funghi ed evitare che si lessino.
Tenere da parte e far raffreddare.
Lavare il verde del cipollotto e il prezzemolo, asciugarli e tritarli finemente.
Riunire i funghi ormai freddi in una ciotola, scolandoli dal liquido, e aggiungere le uova leggermente sbattute, la farina, il cipollotto, il prezzemolo e il casu ‘e vita sbriciolato. Mescolare bene il tutto con un cucchiaio. Regolare di sale (occhio che il formaggio è già ben sapido di suo) e pepe.
Scaldare una padella antiaderente con un goccio d’olio (ma veramente un goccio!) e versarci una generosa cucchiaiata di composto (o più di una se usate una padella grande per cuocerne più contemporaneamente ;) ), appiattitela leggermente con il dorso del cucchiaio, fino a raggiungere uno spessore di un cm scarso. Lasciar cuocere per qualche minuto a fuoco moderato. Quando i bordi iniziano a rapprendersi e a colorarsi e, sollevando leggermente il pancake, si vede che la superficie inferiore è dorata,  girarlo aiutandosi con una palettina e farlo cuocere anche sull’altro lato.
Proseguire allo stesso modo fino esaurimento dell’impasto.

Per il dressing: niente di più semplice: mescolare la ricotta con il latte, fino a creare una cremina vellutata. Volendo su può insaporire ulteriormente con erba cipollina, pepe etc, ma io avevo della ricotta e del latte talmente buoni e freschi che non volevo che il sapore ne fosse anche solo minimamente coperto ;)

Gnammy-time: servire i pancake caldi o tiepidi, accompagnati dalla salsina :)


Note:
  • per una versione ancora più leggera si può eliminare la feta e salare un po di più :)
  • i funghi pleurotus, per lo meno qui in FVG, sono ingiustamente bistrattati: sono buonissimi e saporitissimi, non a caso in sardo hanno un nome troppo kawaii: cardulinu ‘e pessa (=funghi di carne)
  •     io avevo del latte e della ricotta di capra che erano la fine del mondo, entrambi freschi di giornata, quindi la cremina spaccava  in alternativa si può fare con latte e ricotta vaccini sempre freschi, ma in mancanza della freschezza la ricotta S. Lucia è meglio che resti dov'è, ecco!


martedì 26 novembre 2013

Vellutata di zucca con crostini al Gruyère


La questione zucca ormai la conoscete, ma non è certo l’unico dei miei problemi. Si certo, sono fuorone e consumo almeno 1kg di zucca alla settimana DA SOLA, però in fondo che male c’è, è leggerissima!
Il vero problema sono loro. Gli stramaledetti formaggi.
A parte quelli inutili (ché la Philadelphia è un formaggio forse?), li adoro. Quando passo davanti alla boutique del formaggio in centro rischio di svenire ogni volta, oppure di sbavargli la vetrina.
È una lotta dura quella tra me e il Regno dei formaggi, e senza esclusione di colpi, io che cerco di resistere al loro assedio, loro che già mi prenotano una bara extra-large.
L’ultima battaglia si è svolta in un supermercato: io non ho intenzioni belligeranti, mi aggiro tranquilla nel reparto pescheria, ma loro mi tendono un agguato: mi si para davanti un adorabile vecchietto coi baffi, sorriso a 850 denti: “signorina, che ne dice di provare i nostri formaggi svizzeri DOP?”
Vabbè, ciao!

Per due porzioni:
Per la vellutata:
400g zucca violina (al netto degli scarti)
Uno spicchio d’aglio
Un rametto di rosmarino
Due foglioline di salvia
Sale & pepe
Olio evo

Per i crostini:
Due fette di pane casareccio
Due cucchiai di Gruyère grattugiato con la grattugia a fori grossi
Uno spicchio d’aglio

La vellutata: Eliminare la scorza e i semi della zucca e tagliarla a tocchetti.
In una casseruola, scaldare un goccetto d’olio e rosolarci dolcemente uno spicchio d’aglio schiacciato, la salvia e il rosmarino. Quando la cucina è invasa da un profumo irresistibile, eliminare l’aglio e le erbe e aggiungere la zucca. Dare una mescolata, aggiungere un bel pizzico di sale e una bella grattata di pepe e aggiungere 800ml di acqua calda. Portare a bollore, coprire e abbassare il fuoco a minimo. Far cuocere per circa 20’, o finché la zucca sarà morbidissima. Togliere dal fuoco e frullare il tutto con il frullatore a immersione. Rimettere sul fuoco e scaldare bene.

I crostini: mettere le fette di pane sulla griglia del forno, preriscaldato a 200°C, e farle tostare per 5-10’, finché saranno leggermente dorate. Tirare fuori dal forno le fette di pane, strofinarle con lo spicchio d’aglio e cospargere ciascuna con una manciata di Gruviere. Rimettere tutto in forno, stavolta con grill, e piantonare il forno: non appena il formaggio si scioglie e inizia a fare qualche bollicina sfornare i crostini.

A tavola!: versare la vellutata nelle ciotole e servire con una bella grattata di pepe e i crostini. Gnam!